DIPENDENZA AFFETTIVA

“Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore, ma la paura; noi che amiamo in modo ossessivo siamo piene di paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate, o annichilite. Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l’uomo della nostra ossessione ci protegga dalle nostre paure; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finché offrire amore nella speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita.

E, poiché la nostra strategia non funziona, riproviamo, amiamo ancora di più. Amiamo troppo.” La dott.ssa R. Norwood (dal libro “Donne che amano troppo”) attraverso questo testo parla di Dipendenza Affettiva (DA).

La Dipendenza Affettiva (DA)  viene classificata tra le “New Addiction”, nuove dipendenze di tipo comportamentale che non vedono coinvolta alcuna sostanza chimica, tra cui si ritrovano la dipendenza da Internet, il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da sesso, la dipendenza da sport, lo shopping compulsivo, la dipendenza da lavoro.

Love Addiction è una condizione disadattiva caratterizzata da una necessità e da un desiderio imperiosi dell’altro, persistente e assidua ricerca di vicinanza, nonostante la consapevolezza delle conseguenze negative del comportamento.

La dipendenza psicologica è  caratterizzata da: – intensa euforia alla vista del partner (simile all’euforia che caratterizza l’uso di una droga); – Craving ( desiderio spasmodico e irrefrenabile) per il partner ; -tendenza a ricercare sempre più la vicinanza con il partner.

La DA è una patologia che coinvolgente maggiormente le donne: il 99% dei soggetti dipendenti affettivi è di sesso femminile, con fascia di età variabile dalla post-adolescenza (età dai 20 ai 27) fino all’età adulta. Si tratta di donne fragili, bisognose di conferme, con una scarsa autostima, terrorizzate dal fantasma dell’abbandono. In genere questa forma di dipendenza si osserva in persone che hanno anche vissuto abusi o maltrattamenti, un aspetto che fa pensare che siano stati tali eventi a far sviluppare forme affettive dipendenti (disturbi post traumatici da stress). a dipendenza affettiva è una sorta di “imprinting disfunzionale” che potrebbe porre le radici nella primissima infanzia con le figure di accadimento.

 

La persona dipendente affettivamente  nega i propri bisogni e  rinuncia al proprio spazio vitale pur di non perdere il partner, considerandolo unica e sola fonte di gratificazione. Una forma di amore ossessivo, simbiotico, fusionale e stagnante che viene vissuto alla stregua di una droga e per il quale si sacrificano qualsiasi spinta evolutiva (di cambiamento) ed ogni altra gratificazione.

Le persone con difficoltà affettiva non riescono a prendersi cura di sé, a creare degli spazi per la propria crescita personale perché sempre prese, in quel momento, da qualche problema del partner che richiede la loro attenzione e la loro energia vitale.

 

E’ presente un atteggiamento negativo verso il Sé, per cui si ha un pensiero del tipo: “io sono cattivo, gli altri sono buoni. Solo gli altri valgono e hanno bisogni che è importante soddisfare.

Le persone, in questi casi, sono convinte che per essere amate devono sempre essere diligenti, amabili, sacrificarsi per l’altro per poter ricevere il suo amore. Tutto inesorabilmente ruota intorno al partner; spesso la persona dipendente si chiude o evita volutamente gli altri nel tentativo di proteggersi dalle critiche o dal temuto abbandono. La persona vive costantemente con il terrore di essere abbandonato dal partner. La paura dell’abbandono induce al tentativo di controllare l’altro con comportamenti compiacenti di estrema sacrificalità, disponibilità e accudimento, con la speranza di rendere la relazione stabile e duratura.

Quello che incatena nella dipendenza affettiva e’ l’ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela. La presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo.

I soggetti con problematiche di dipendenza appartengono perlopiù a famiglie in cui i bisogni emotivi non vengono riconosciuti. Il bisogno di affetto e amore vengono trascurati, ma cosa più invalidante, vengono ignorate le percezioni e i sentimenti dell’individuo fin dall’infanzia, che di conseguenza tende ad adattare le sue percezioni a quello che gli viene detto dalle sue figure di riferimento. Gli esiti sono la perdita della fiducia in sé stessi e nelle proprie percezioni, che da adulti comporta l’incapacità a discernere tra le situazioni e/o le persone che possono arrecare danno.

A volte nella storia anamnestica e familiare si riscontra la presenza di violenza tra i genitori e/o tra genitori e figli; presenza costante di litigi e tensioni; genitori in competizione tra loro o con i loro figli; estrema severità in fatto di denaro, religione, lavoro, uso del tempo, manifestazioni di affetto, sesso, politica ecc.. Una qualsiasi di queste ossessioni può precludere i contatti e l’intimità, perché non si dà importanza ai rapporti, ma all’obbedienza alle regole.

 

Quando una relazione finisce le persone innamorate hanno dei sintomi d’astinenza che sono simili a quelli che si riscontrano nella sindrome d’astinenza dei tossicodipendenti (depressione, ansia, insonnia o ipersonnia, irritabilità, perdita dell’appetito o abbuffate) che, esattamente come avviene nella tossicodipendenza, portano alla ricaduta; ad es. nella Dipendenza Affettiva avere una ricaduta vuol dire cercare nuovamente il partner nonostante sia stato infedele, violento ecc.

La persona che si rivolge allo specialista ha necessità di affrontare e risolvere la sofferenza attuale imparando a mettere in atto comportamenti funzionali. E’ fondamentale lavorare sulle esperienze precoci di abbandono, su eventuali  maltrattamenti, abusi ecc. che generalmente sono alla base della convinzione di non valere nulla e di non essere degni di essere amati che caratterizzano i pazienti che soffrono di Dipendenza Affettiva. La terapia deve aiutare i pazienti ad avere accesso a quello che provano, ai loro desideri e ai loro scopi e a utilizzarli per compiere delle scelte autonome.

Il terapeuta può aiutare il paziente a riscoprire i suoi veri interessi, facendo ciò che gli piace fare, eliminando i sensi di colpa ovviamente  non spostando la dipendenza su altri aspetti. Il paziente deve ricostruire la propria autostima, fortificare il proprio IO, imparando a dare priorità al suo SENTIRE.

Dott.ssa Samuela Masina

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